Citroën e AdBlue: tutto quello che devi sapere
L’AdBlue è diventato l’elemento essenziale dei motori diesel di nuova generazione. Anche Citroën, con i suoi propulsori BlueHDi, ha adottato questa tecnologia per ridurre le emissioni e rispettare gli standard ambientali, integrando il sistema SCR in gran parte della sua gamma.
Sapere come si effettua il rabbocco, quali segnali tenere d’occhio e quali problemi possono presentarsi è utile per evitare inconvenienti e affrontare la manutenzione in modo più consapevole. Questo articolo si trovi una panoramica semplice e diretta su tutto ciò che riguarda l’AdBlue Citroën, così da avere sempre le informazioni essenziali a portata di mano.
Quali modelli Citroën utilizzano l’AdBlue
La tecnologia BlueHDi è stata progettata da Citroën per rispettare gli standard Euro 6 e, nella maggior parte dei casi, prevede l’utilizzo del sistema SCR con AdBlue. Questo vale per molti dei modelli diesel più diffusi del marchio, come C3, C4, C5 Aircross e Berlingo, oltre che per i veicoli commerciali come Jumpy e Jumper. Anche alcune vetture sviluppate nello stesso periodo insieme al marchio DS (come ad esempio DS4 e DS5 con motorizzazione diesel) adottano soluzioni tecniche analoghe.
Non tutti i motori e le versioni sono identici, ma per la gran parte dei diesel Citroën prodotti negli anni dell’omologazione Euro 6 l’AdBlue è effettivamente parte integrante del sistema di trattamento dei gas di scarico.
Cos’è l’AdBlue e come funziona il sistema SCR?
Quando parliamo di AdBlue facciamo riferimento ad una soluzione chimica, composta da due elementi: il 32,5% di urea sintetica ad alta purezza e il 67,5% di acqua demineralizzata. Questa proporzione non è casuale: è definita dallo standard ISO 22241, che stabilisce purezza, concentrazione e caratteristiche chimiche necessarie affinché il liquido reagisca in modo corretto all’interno del sistema SCR.
Il compito di questa soluzione è quello di ridurre le emissioni inquinanti (NOx) prodotte dai motori diesel, affinché rientrino nei valori previsti dalle normative.
Nei propulsori Citroën BlueHDi l’AdBlue viene iniettato direttamente nel flusso dei gas di scarico, dove, grazie alle alte temperature, si decompone in ammoniaca. È questa sostanza che, una volta raggiunto il catalizzatore SCR, innesca la reazione chimica che trasforma gli NOx in azoto e vapore acqueo, due elementi già presenti nell’atmosfera e totalmente innocui.
Il sistema SCR (Selective Catalytic Reduction) si basa proprio su questo principio: una riduzione selettiva degli inquinanti, ottenuta grazie alla combinazione tra l’ammoniaca prodotta dall’AdBlue e il catalizzatore installato lungo la linea di scarico. Il processo avviene in tempo reale e si adatta continuamente alle condizioni di marcia, perché più il motore è sotto carico, maggiore è la quantità di NOx prodotta e più “lavoro” deve fare il sistema.
Spie e avvisi AdBlue: cosa significano
Come per tutte le vetture dotate di sistema SCR, anche le Citroën che utilizzano l’AdBlue dispongono di una serie di avvisi luminosi sul quadro, strumenti pensati per informare il conducente sul livello del liquido e su eventuali anomalie del sistema.
In genere, le spie relative al livello dell’AdBlue seguono tre step progressivi. Il primo compare quando restano circa 2.400 km di autonomia prima dell’esaurimento del liquido. Successivamente, un secondo avviso segnala che l’autonomia si è ridotta a circa 1.000 km. L’ultimo è una spia rossa, che indica che l’AdBlue è ormai esaurito e che, una volta spento il motore, non sarà più possibile riavviarlo finché il serbatoio non viene rabboccato.
È importante ricordare che questa limitazione non è un malfunzionamento: la normativa impone che un veicolo dotato di SCR non possa essere avviato senza una quantità sufficiente di AdBlue, perché il sistema di riduzione degli NOx non sarebbe in grado di funzionare.
Oltre agli avvisi legati al livello, possono occasionalmente comparire messaggi come “anomalia antinquinamento” o “difetto sistema SCR”. Queste indicazioni non significano necessariamente un guasto grave, ma segnalano che il sistema ha rilevato un’irregolarità: potrebbe trattarsi di un problema di qualità dell’AdBlue, di un sensore che non legge correttamente i valori, oppure di un’alterazione delle condizioni di funzionamento.
Consumo di AdBlue e rabbocco
Il consumo di AdBlue varia in base al tipo di motore, allo stile di guida e alle condizioni d’utilizzo, ma in media si attesta intorno al 3–5% del consumo di gasolio. In termini pratici, un pieno può garantire da 5.000 a 15.000 km di autonomia, con percorrenze generalmente maggiori per chi guida spesso in autostrada e minori per l’uso urbano. Tradotto in numeri semplici, un’autovettura consuma circa 5 litri di AdBlue per ogni 100 litri di gasolio.
Quando il livello scende, l’auto lo segnala con anticipo così da permettere il rabbocco, che può essere effettuato alla pompa nelle stazioni di servizio dotate di erogatore dedicato oppure tramite l’acquisto di taniche conformi allo standard ISO 22241.
L’operazione è semplice e consiste nel riempire il serbatoio attraverso l’apposito tappo, posizionato a seconda del modello accanto al bocchettone del carburante, sotto il cofano o nel vano di carico. Dopo il rifornimento, l’indicatore si aggiorna automaticamente nel giro di qualche minuto di marcia.
Problemi comuni del sistema AdBlue nei veicoli Citroën
Negli ultimi anni sono emerse diverse segnalazioni (e conseguenti iniziative da parte delle associazioni consumatori) riguardanti guasti al sistema AdBlue installato su alcuni modelli Citroën e sui veicoli della galassia Stellantis (che comprende anche altri marchi). Il problema riguarda in particolare il serbatoio (o il “gruppo serbatoio”) dell’AdBlue, ovvero il serbatoio vero e proprio, la pompa, la centralina o i sensori associati. In molti casi, pur con additivo presente, la centralina del veicolo interpretava il serbatoio come “vuoto”, generando errori, spie di “anomalie antinquinamento” o blocchi dell’avviamento.
Di fronte a questa situazione, a partire dal 2023 Citroën (insieme al marchio Peugeot) ha avviato una campagna di “customer satisfaction” che prevede rimborso totale o parziale delle spese di riparazione per gli automobilisti coinvolti. L’importo riconosciuto in questi casi varia in base a fattori come: età del veicolo, chilometraggio, tipo di riparazione effettuata, presenza o meno fi fatture di officine autorizzate.
